Sabato 4 Aprile

FUTURO SI, INDIETRO NO

ROMA, CIRCO MASSIMO

Federazione Italiana Lavoratori Trasporti

Pubblico di seguito il documento che i delegati del porto di Livorno di Filt-Cgil , Fit-Cisl e Uiltrasporti hanno inviato ai rappresentanti dei lavoratori in Commissione Consultiva e Comitato Portuale.

Simone Angella

Livorno 13/10/2009

L’Attivo dei delegati e lavoratori del porto di Livorno, riuniti in assemblea il 13 ottobre, esprime forti preoccupazioni rispetto a quanto sta accadendo nel porto di Livorno.

L’acceso dibattito che si è sviluppato durante l’assemblea rifiuta categoricamente ogni addebito di responsabilità, riferito a rigidità operative e alto costo del lavoro, rivolta ai lavoratori da pezzi di imprenditoria locale.

La crisi, che sta manifestandosi in maniera pesante, va affrontata congiuntamente e non scaricata solo sui lavoratori che stanno già ampiamente pagandone le conseguenze in termini di perdita di salario - visto l’ampio ricorso agli ammortizzatori sociali - e, in alcuni casi, con la perdita del posto di lavoro.

Assistiamo quasi quotidianamente ad un dibattito stucchevole sulla validità di forme di concorrenza interna allo stesso porto dimenticando, o fingendo di dimenticare ad arte, che il lavoro portuale è regolato e limitato ad un numero massimo di imprese, quindi per niente liberista.

La concorrenza, invece, diventa un valore aggiunto solo se effettuata sulla qualità del lavoro, nel rispetto delle regole vigenti e del miglior servizio che il nostro settore può offrire al territorio locale, regionale e, in una dimensione programmatica, nazionale.

A garanzie delle regole chiediamo che l’Autorità Portuale svolga con decisione il ruolo di controllo e verifica del rispetto delle norme e quello di promotore di azioni volte ad affrontare i flessi imposti dalla crisi, come già richiesto alcuni mesi fa dalle OO.SS.

Chiediamo che l’Autorità Portuale confermi gli impegni assunti con i lavoratori del porto di Livorno nell’incontro del 7 u.s., coinvolgendo il Comitato Portuale e la Commissione Consultiva, per verificare il percorso da fare e promuovere atti con l’obiettivo di riportare la discussione in un ambito di competitività sistemica

Non siamo disponibili a mettere in discussione il CCNL e combatteremo lo stravolgimento della legge 84/94 tentato attraverso il d.d.l. ministeriale attualmente in discussione.

A questo proposito ricordiamo che questo combinato disposto in aggiunta alla cd. pace sociale, fino a oggi, hanno garantito lo sviluppo della portualità locale e nazionale.

Quella pace sociale che oggi viene seriamente messa a rischio.

Restiamo come sempre aperti al dialogo con tutti i soggetti istituzionali e imprenditoriali che vorranno con noi discutere le vie di uscita da questa grave situazione anche attraverso forme di riqualificazione, formazione e investimenti per prepararsi a intercettare nuovi traffici nella prospettiva di un lenta ma auspicabile ripresa e di sviluppo e crescita del porto.

I delegati del Porto di Livorno

Filt-Cgil Fit-Cisl Uiltrasporti

Carissimi,

abbiamo vissuto con immenso rammarico la scomparsa di Teresa ed abbiamo voluto aspettare un momento meno “affollato”, prima di esprimere il nostro cordoglio e per permettere a tutti di rileggere un documento che la stessa ci inviò nel 2002.

In quel periodo i lavoratori del porto di Livorno si opposero con il rifiuto allo sbarco/imbarco di materiale bellico da e per l’Iraq e vi fu un gran trambusto mediatico e politico intorno a quell’evento. I lavoratori, la nostra Organizzazione Sindacale e pezzi di politica divennero protagonisti per alcuni giorni sull’onda di un evento che a noi parve normale contrastare ma che in quel contesto (Governo Berlusconi) diveniva straordinario.

Teresa ha voluto inviarci una lettera che riesce in poche righe a trasmettere la passione e la doclezza e allo stesso tempo la determinazione con le quaili affrontava le sue battaglie.

In seguito Teresa ha esaudito il desiderio di tutti noi incontrandoci alla manifestazione nazionale di Milano pochi giorni dopo.
Rileggendo quel documento, che pubblichiamo di seguito, è possibile percepire la reale profondità dello spirito che muove persone come Teresa e tutti gli altri nel compimento della missione umanitaria.
Un immenso abbraccio da tutti noi.

Filt Cgil Livorno

Milano 27/02/2002

Cari amici,

pensare a voi, al vostro lavoro, è pensare a chi si affaccia sul mondo, non su un mondo o su un altro, ma a quel tutto cui fa pensare il mare che vi si apre davanti.

Non occorre vedere l’altra sponda per sapere che esiste.

Non occorre conoscere i nomi e i volti degli esseri umani con i quali condividiamo il tempo dell’esistenza per sapere e sentire che la loro vita è come la nostra: preziosa, unica e definitiva anche se sottratta al nostro sguardo.

Voi vivete e percepite fisicamente quell’apertura al mondo che altri devono acquisire con l’immaginazione, la riflessione.

Voi sperimentate, con il vostro lavoro, come tra gli esseri umani sia utile, necessario lo scambio di “beni” che aiutano a vivere. Voi conoscete perciò, e ci insegnate, quanto sia assurdo e disumano uno scambio che porti la distruzione e la morte.

I vostri rifiuti di questi giorni sono un’affermazione del valore degli esseri umani, della loro vita, dei loro diritti, il rispetto dei loro bisogni.

I vostri rifiuti di questi giorni sono un’affermazione di legalità contro scelte apertamente illegali, compiute in violazione delle regole di convivenza che l’umanità si è data dopo la suprema illegalità storica di una guerra mondiale.

Vi trovate nella condizione di esprimere e attuare concretamente i sentimenti, i pensieri e la volontà di molti; di costruire il futuro di tutti.

La nostra vicinanza a voi non è soltanto un atteggiamento o un’intenzione. Vorremmo tutti compiere i gesti che per voi sono concretamente possibili. Le vostre braccia incrociate sono una concreta, attiva costruzione del mondo che vogliamo.

Voi non fermate nulla che meriti di progredire, voi assegnate al nostro cammino comune una direzione dignitosa e umana.

Grazie.

EMERGENCY

Cari compagni

vi informiamo che la serata del giorno 27 Agosto dalle ore 19.00 la Filt-Cgil sarà presente con un presidio alla festa Democratica del PD alla rotonda d’ardenza.

Presso lo stand sarà possibile avere informazioni riguardo ai contratti di lavoro, normative, salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.

Sarà anche possibile ritirare materiale informativo appositamente creato per i lavoratori del settore dei trasporti.

pubblichiamo di seguito la replica del capogruppo Pdl al comune di Livorno, M. Taradash all’articolo che la Filt-Cgil ha pubblicato il giorno 13 u.s.

la fonte ufficiale di quanto sotto riportato è il quotidiano locale “il tirreno”

“> Sarebbe meglio - per la città, il porto, e i lavoratori livornesi- che la Cgil uscisse dal medioevo e da una visione demoniaca del mercato che nessun sindacato, né in Italia né al mondo, più condivide. C’è da non crederci quando la Cgil livornese considera “cannibalismo” che imprese private cerchino di ampliare l’attività anche a scapito di altre imprese private, o quando la Cgil dice che la crisi dell’economia portuale dipenderebbe dalla “concorrenza al ribasso” fra imprenditori.
Ci possono rivelare dove funzioni un’economia dove le imprese tendano a non farsi concorrenza e a salvaguardare in tal modo il loro spazio vitale caricando i costi eccessivi sui consumatori? Beh, una risposta c’è: l’economia di stato, che purtroppo però si accompagna sempre a una qualche povertà, e alla pace sociale garantita dalla dittatura politica.
Livorno, sarà bene che la Cgil lo sappia, non è una città feudale, e non si può permettere l’autarchia. Livorno è in Italia e anche in Toscana. E così può succedere che i questi giorni un importantissimo traffico, quello della società Nieddu, venga “sottratto” al porto di Livorno da Carrara, senza che la Cgil di Carrara denunci alcuna forma di “cannibalismo”, e a ragione.
Certo che la Cgil labronica ha molte attenuanti: il pessimo esempio gli arriva dall’alto, dall’Autorità portuale. Che di fronte a una crisi drammatica di traffici e di produttività, non ha trovato di meglio che emettere un editto, o “regolamento”, in base a cui chiunque vorrà transitare dal porto di Livorno dovrà pagare un numero fisso di lavoratori, anche se a lavorare sarà la metà di loro. Una tassa locale, una gabella feudale. Il risultato lo vedremo presto: le navi andranno altrove. Ci ripensi il presidente Piccini. Così al massimo illuderà qualche mese la Compagnia portuali, le sue imprese, qualche imprenditore pigro, di fare i loro interessi corporativi, ma invece prepara la catastrofe definitiva del porto e di buona parte della città.

«Il cannibalismo in porto»

La Cgil contro gli imprenditori che si rubano il lavoro

Spinte al ribasso regole forzate e tanti licenziamenti Ma con il piccolo cabotaggio non si va da nessuna parte

LIVORNO. «Qui siamo al cannibalismo. Tutti i cosidetti “nuovi traffici” sono stati presi ad altri operatori del porto: vedi Tirrenia, Hamburg Sud e adesso Elia. E nei prossimi mesi potremmo avere altre sorprese». Il sindacato dice «no» alla concorrenza al ribasso che sta distruggendo la pace sulle banchine e un bel po’ di ricchezza in porto.
E dice «no» al «piccolo cabotaggio che sembra piacere a tanti imprenditori, tutti concentrati a trarre nell’immediato il massimo profitto. Senza un grande disegno il porto di Livorno è destinato a morire».
Strategia del ribasso Ci sono molti casi sui cui riflettere, secondo Maurizio Colombai e Simone Angella, segretario Filt e responsabile porti Filt. Episodi uniti da un fil rouge - la concorrenza al ribasso - che potrebbe sembrare addirittura una strategia. Unicoop ha preso Tirrenia a Ltm perchè ha offerto tariffe più basse, altrettanto ha fatto Lorenzini portando via Hamburg Sud a Tdt. Ed Elia ha stretto l’accordo con Sintermar per lo sbarco delle auto nuove perchè ha consistenti risparmi. Le imprese, strette dalla crisi mondiale, cercano il miglior prezzo «e a rimetterci sono i lavoratori». «In Ltm ci sono 19 contratti a termine in scadenza a fine anno a rischio, se dovessere andare via anche le ultime tre navi di Tirrenia. Metà dei lavoratori di Sintermar saranno espulsi e quattro assunti a termine non sono stati proorgati. I lavoratori del Tco, in cassa integrazione, prendono un salario dimezzato. Undici lavoratori di Unicoop Servizi sono stati licenziati, cinque assunti a termine non confermati e 36 sono in cassa integrazione a zero ore. In Compagnia Portuale ci sono i contratti di solidarietà. Sette lavoratori della Good Safe sono stati licenziati». Ci sono lavoratori, dice Angella, «come quelli di Unicoop che hanno quasi perso la dignità, tra richieste di ricapitalizzazione, tetti salariali e continue penalizzazioni salariali: E ci sono signori imprenditori che pensano di approfittare di questa forza lavoro a basso costo».
Regole forzate Il discorso si allarga all’imprenditoria del porto «che vive di piccolo cabotaggio e di cannibalismo» per «mantenere nicchie e rendite» e che sguazza in «una situazione di diffusa forzatura delle regole. La concessione ad Unicoop Impresa è stata una forzatura, diteci voi se ha risolto un caso sociale: ha dato lavoro ad alcuni e ne ha tolto ad altri». Sintermar «ha preso un traffico di auto che c’era già, senza che vi sia stata una comunicazione ufficiale, un piano d’impresa, niente: i lavoratori hanno appreso dal giornale che saranno espulsi». E per consentire a Sintermar di poter lavorare questo traffico «in Autorità Portuale non è stato possibile raggiungere l’accordo per la dotazione minima di personale delle imprese articolo 18 che operano sulle auto: noi avevamo proposto una dotazione minima di 28-30 dipendenti, che è il numero di persone per lavorare una nave di medie dimensioni, ma i rappresentanti delle imprese si sono opposti: una soglia del genere avrebbe intralciato i progetti di Sintermar. Ma ci chiediamo: si possono piegare le regole alle singole esigenze?». E non è finita qui: «purtroppo la spirale verso il ribasso non si fermerà».

Pensare in grande «Mai come adesso questi processi chiedono di essere governati. E mai come adesso serve un disegno grande, capace di farci uscire dal nostro piccolo mondo». La Cgil avverte le perplessità che si respirano sulla futura realizzazione della Darsena Europa. E avverte pure la tentazione di farne a meno, magari col recondito proposito di salvaguardare le posizioni acquisite (come la concessione trentennale di Tdt). «Sarebbe un errore esiziale. Senza la Darsena Europa non c’è futuro per il porto. Bisogna pensare in grande e proporsi fuori per prendere veri nuovi traffici. Non era questa, in fondo - concludono i sindacalisti - la ratio del piano operativo triennale, che prevedeva una specializzazione di aree per competere meglio all’esterno?»

il giorno 17 luglio 2009

si terrà un presidio CGIL con gazebo

presso INTERPORTO “A.VESPUCCI”

dalle ore 10:00 alle 16:00


Lo scopo del presidio è di informare ed avvicinare tutti i lavoratori per informarli su problemi legati al loro contratto di lavoro e su altre problematiche di cui possono essere scarsamente informati.

VUOI SAPERNE DI PIU’ SU………..


- Contratti collettivi di lavoro:

MERCI E LOGISTICA

COMMERCIO

METALMECCANICI

LAVORATORI PORTUALI

MOBILITA’

- Materiale informativo:

CONTROLLI TOSSICODIPENDENZE

RAPPRESENTANTE ALLA SICUREZZA

MATERNITA’ e CONGEDI PARENTALI

CODICE DELLA STRADA

AMMORTIZZATORI SOCIALI IN DEROGA

LEGGE 300

LEGGE 104 (HANDICAP e DISABILITA’)

etc….

…………RIVOLGITI ALLA CGIL!!!!!!


Chiunque avesse bisogno di qualsiasi tipo di informazione può rivolgersi ai compagni presenti al presidio (categorie FILT FIOM FILCAMS) che forniranno chiarimenti verbali, materiale cartaceo e multimediale.


Accorrete in molti! Qualsiasi dubbio potrebbe essere risolto!!!

Serena Fenzi

Sicurezza del Lavoratore Marittimo.
Si può parlare di sicurezza del lavoro senza parlare di orario di lavoro ?
Io credo di no. In Italia l’orario di lavoro del personale marittimo è stato delineato per la prima volta con una Legge dello stato nel 1999. La famosa Legge 271/99, per capirci la 626 /94 applicata al campo marittimo.
Fatta la Legge cominciano le interpretazioni, la Legge diceva, poi capirete perché uso il passato, l’orario di lavoro del personale marittimo non deve superare le 72 ore di lavoro settimanale, ovvero le 77 ore di riposo settimanale. Non era chiaro se si commettesse una violazione di Legge lavorando 91 ore settimanali e rispettando le 77 ore di riposo. Nel dubbio la Legge prevedeva delle deroghe, bene con le deroghe il limite di ore di lavoro settimanali è passato udite udite a 112 ore di lavoro settimanale cosi tutto viene chiarito. E’ lecito lavorare 112 ore settimanali.
Nella Legge si diceva si può derogare, ma con determinate condizioni, e solo per alcune categorie di navi quali ad esempio quelle che svolgono viaggi di breve durata. Viste le condizioni, che avrebbero creato costi aggiuntivi agli Armatori, si sceglie una soluzione che costi poco, anzi quella a costo zero. Siccome i contratti di imbarco prevedono imbarchi di 6 mesi diminuisco il periodo di imbarco a 5 mesi e 29 giorni e cosi posso dire: lavori di più settimanalmente ma lavori per un periodo ridotto, dimenticandosi però di aggiungere che il periodo di meno lavorato non è coperto da stipendio. Bello vero ?
Altra cosa, deroga per le navi che effettuano viaggi di breve durata. Nel 1981 in Italia recependo la risoluzione ILO 133 con la legge 158 del 10 Aprile 1981 venne stabilito che per viaggi di breve durata si intendevano quelli che permettono, ogni giorno, ai membri dell’equipaggio o di tornare a dormire a domicilio o di beneficiare di vantaggi analoghi. Anche questa viene stravolta, e nel 2000 viene aggirata, e le deroghe vengono concesse anche a quelle navi che navigano 24 ore al giorno per 365 giorni l’anno, basta che effettuino traversate inferiori alle 24 ore di navigazione, anche se poi in porto l’equipaggio non dorme mai e il proprio domicilio lo vede dopo 5 mesi e 29 giorni.
Facendo un riepilogo abbiamo che è consentito che un lavoratore marittimo lavori 112 ore a settimana per 5 mesi e 29 giorni. Ma a questo punto qualcuno si è chiesto come questo influisce sulla salute di un lavoratore, sia esso un ragazzo di 16 anni o un uomo di 64 anni,? Ma già fare il marittimo non è nemmeno lavoro usurante.
Nel 2005 la Comunità Europea sanziona l’Italia perché non vigila sul rispetto dell’orario di lavoro per il personale marittimo, a questo punto pronta un’altra legge la 108/2005 che riporta pari quanto già previsto dalla 271/99, con una eccezione eventuali deroghe all’orario di lavoro possono essere concesse solo con l’autorizzazione di ben TRE Ministeri, fra cui quello della salute. Resta però sempre il dubbio ma quante ore senza nessuna deroga si può lavorare su una nave 72 o 91 ?
Premettendo che il mondo del lavoro marittimo è un mondo di precariato, in cui un lavoratore va in pensione senza aver mai una stabilizzazione del posto di lavoro, si va avanti sino alla pensione con contratti che vengono rinnovati ad ogni imbarco. Ora in Parlamento c’è in discussione un decreto legge che prevede che le deroghe all’orario di lavoro per i marittimi, possono essere autorizzate direttamente da una delle rappresentanze sindacali presente nell’azienda, immaginate quale forza sindacale vi sia in questo ambiente, immaginate cosa succederebbe se ogni ditta di autotrasporto potesse usufruire di deroghe sull’orario di guida, con accordi con la singola rappresentanza sindacale presente in azienda magari dove vi sono solo lavoratori con contratti a tempo determinato.
Perché guardate l’esempio della ditta di autotrasporti non è cosi banale. Affideresti i vostri figli ad un autista di pullman che guida ininterrottamente per mesi, sabati, domeniche, festivi, notte, giorno, con il sole, e con la pioggia per 16 18 ore al giorno ? Penso proprio di no e allo stesso modo penso che non li affidereste all’equipaggio di una nave che ha lo stesso ritmo di lavoro.
Penso che il parlamento prima di approvare questo decreto di legge riflettesse su questo.

Ancora una volta si materializzano gli enormi limiti dell’attuale governo a proposito delle questioni legate alla portualità.

Oltre a non dare profondità alle necessarie iniziative rivolte allo sviluppo dei porti – elemento fondamentale per un paese bagnato su tre lati dal mare – ed averlo deturpato dei necessari investimenti a fronte delle coperture economiche per i noti impegni di abolizione dell’ICI, il governo decide di perseguire sulla via dell’unico elemento di interesse: la gestione autoritaria del potere in totale assenza di rispetto per tutti.

Quanto successo al porto di Bari è esemplare: prima il commissariamento, subito dopo lo stop del Tribunale Amministrativo Regionale pugliese.

Filt, Fit e Uiltrasporti della provincia di Livorno esprimono, a nome dei lavoratori del porto, piena e sincera solidarietà ai lavoratori del porto di Bari, di tutti i lavoratori che del porto e delle sue estensioni vivono e al Presidente F.P. Mariani e i lavoratori dell’A.P. di Bari per il tentativo delegittimante sul piano politico, personale e del lavoro prodotto.

Le Segreterie della Provincia di Livorno sanno benissimo cosa significa per il porto subire un commissariamento politico che reprime ogni e qualsiasi velleità di sviluppo e di regolazione del lavoro portuale.

È bene ricordare che i danni prodotti dal commissariamento del porto di Livorno sono ancora ben presenti e le sue scorie impediscono di tornare alla normalità in tempi rapidi.

Come non fare riferimento all’ingerenza del Ministro Matteoli sulle scelte della società di Stato (Tirrenia) rispetto ad un terminalista anziché un altro operante nel nostro porto?

Quindi accogliamo con favore la momentanea sospensiva imposta dal T.A.R. Puglia ma questo evento impone a noi ed a tutte le strutture portuali nazionali di vigilare affinché il governo, attraverso il Ministro Matteoli, non riduca la portualità nazionale ad una sorta di risiko con il quale dilettarsi in dispregio di qualsiasi rispetto delle regole democratiche.

E’ chiaro che i lavoratori del Porto di Livorno sono pronti a difendere il proprio lavoro da chi mette interessi di potere o semplicemente interessi particolari davanti alle esigenze della collettività e scenderanno in piazza qualora questo tipo di manifestazioni di potere dovessero farsi strada anche nel nostro territorio. Ci auguriamo, infine, che il Governo e il Ministro che lo rappresenta comincino a lavorare seriamente per rilanciare il settore portuale e dare così un deciso impulso a tutta l’economia nazionale in un momento così difficile per tutti i comparti economici e sociali.

Simone Angella

CGIL FILT – CGIL


Provincia di Lucca

Comunicato stampa

Dopo il cordoglio e la solidarietà che esprimiamo alle famiglie delle vittime, ed il ringraziamento convinto ai volontari, ai VV.FF., ai sanitari, alle forze di polizia e a tutti quanti da stanotte operano per salvare vite umane ed arginare la tragedia, una forte rabbia ci assale.

Il tragico incidente accaduto la notte tra il 29 e 30 giugno, causato dal deragliamento del treno merci 50325 Trecate-Gricignano, ripropone ancora una volta il problema della sicurezza sul lavoro.

Il coinvolgimento di decine di cittadini che si sono trovati nell’area dello scoppio non è frutto della fatalità ma è causato da una grave mancanza di sicurezza nel trasporto ferroviario, in particolare delle merci pericolose, che determina rischi pesanti sia per i lavoratori delle ferrovie che per l’intera cittadinanza.

Incidenti di questo tipo, con cedimenti strutturali dei vagoni, fortunatamente con esito assai meno devastante, si sono ripetuti troppo frequentemente; gli ultimi nei giorni scorsi, sempre in Toscana, a Pisa S.Rossore ed a Prato.

Il fatto che i carri interessati alla rottura del carrello fossero di una azienda privata non fa sentire responsabile degli incidenti l’amministratore delegato delle F.S. Moretti che, infatti, ha smentito nella maniera più assoluta le voci di un problema alle infrastrutture ferroviarie.

In realtà i sindacati di categoria da anni denunciano lo smantellamento strisciante dalla Cargo F.S. con una accelerazione verso la privatizzazione dei servizi di trasporto merci; ma anche il processo di progressiva desertificazione delle stazioni.

In realtà, proprio grazie all’intervento del personale della stazione di Viareggio, dirigente del movimento e deviatore, (le FF.SS. avrebbero voluto eliminarli già 2 anni fa) che si sono accorti di quanto accadeva al passaggio del treno merci all’interno della stazione ed hanno immediatamente bloccato l’intercity che al momento dello scoppio sarebbe transitato in direzione opposta, è stato possibile scongiurare ulteriori perdite di vite umane.

Numerosi interrogativi si pongono relativamente ai controlli sui carri ferroviari che circolano in Italia e in Europa e sulla sicurezza della circolazione ferroviaria; disastri come quello appena accaduto rischiano di essere la punta di un iceberg di altre potenziali sciagure.

Ci chiediamo se non sia il caso di ripensare a quei processi di deregolamentazione, di privatizzazione, con conseguente ricerca del profitto ad ogni costo, che in questi anni hanno relegato la sicurezza nel lavoro ad utilità marginale; forse è meglio cominciare a fare i bilanci aziendali aggiungendo una colonna, quella dell’onere che la comunità paga per le scelte miopi di qualche dirigente d’impresa; in questo caso il costo è stato troppo alto.

I tentativi di “revisione” del“Testo Unico” su salute e sicurezza nel lavoro, come la decisione del Governo di rinviare unilateralmente l’entrata in vigore di punti fondamentali del provvedimento non fanno che aggravare la situazione.

BASTA CON LE “TRAGICHE FATALITA’”, OGNUNO SI ASSUMA LE PROPRIE RESPONSABILITA’!

Viareggio, 30.06.09

CGIL Provincia di Lucca FILT – CGIL Lucca

Assemblea macchinisti – Livorno 25/06/2009

I macchinisti di Livorno, iscritti alla Filt-CGIL e simpatizzanti, si sono riuniti in assemblea a Livorno per proseguire il percorso aperto con l’assemblea del 06/06/2009.

In tale precedente assemblea era stato valutato:

- Il metodo che ha portato all’accordo firmato a livello nazionale non è condivisibile, in quanto non supportato da un pieno coinvolgimento dei lavoratori nella fase di costruzione della piattaforma e da una sua ratifica dopo la firma.

- il tema della modifica degli equipaggi e dell’introduzione dell’Agente Solo non può essere eluso e va affrontato.

- l’introduzione di modifiche “epocali” degli equipaggi impone una attenta rivisitazione del CCNL, per contemperare i diritti e i doveri dei lavoratori a tali innovazioni.

- a partire dal livello territoriale, si creano gruppi di lavoro che entrano nel merito delle questioni, producendo documenti su cui raccogliere il contributo dei lavoratori, allo scopo di costruire una piattaforma rivendicativa “dal basso”.

La condizione dei ferrovieri è sottoposta a forti pressioni derivanti dal contesto economico e legislativo. Il progressivo avanzamento dei processi di liberalizzazione, con l’applicazione di normative diverse per le stesse lavorazioni, crea un’evidente aggressione ai diritti dei lavoratori.

Trenitalia risente di un pesantissimo conto economico e di rigidità organizzative che ne accrescono i costi.

L’introduzione delle modifiche sull’equipaggio e l’Agente Solo sono frutto della ricerca dell’aumento di produttività da portare a cassa, senza che sia stata pienamente considerata l’inedita condizione di lavoro nella quale i macchinisti saranno chiamati ad operare.

La solitudine, lo stress, la piena idoneità fisica, la capacità di recupero, la lucidità … sono elementi che assumono un valenza nuova e che afferiscono direttamente al tema della sicurezza.

A partire da questa valutazione, devono essere rivisti gli elementi di seguito riportati, eliminando anche, una volta per tutte, la possibilità da parte aziendale di una interpretazione delle norme contrattuali molto disinvolta, spesso giocata sul senso delle parole.

MEZZI: spesso i locomotori e le pilotine non sono stati pensati nell’ottica dell’Agente Solo, con problemi relativi alla visibilità, all’utilizzazione dei documenti di consultazione (da valutare fornitura notebook con aggiornamenti automatici), alla chiusura sicura delle gabine di guida, per impedire accesso a non addetti (con maniglie antipanico per uscire), alla registrazione delle comunicazioni di servizio, al posizionamento della strumentazione di bordo.

PAUSA: il recupero deve essere effettivo. Viste le frequenti forzature aziendali in materia, deve essere chiarito come sia necessario “staccare” in modo effettivo. Sono dunque irricevibili ipotesi di collocazione della pausa ad inizio/fine turno oppure da fruire durante trasferimenti in treno.

SOSTA: il recupero deve essere effettivo. Deve essere previsto che, là dove si preveda debbano effettuarsi delle soste, vi siano locali i donei ad accogliere il personale in attesa di riprendere il servizio. Dove questo non sia possibile, si preveda a spostare in altra sede la sosta.

RIPOSO FUORI RESIDENZA: è opportuno mantenerlo a 7h, demandando alla trattativa turni, da tenere a livello territoriale, una sua eventuale riduzione fino a 6h in caso di contiguità non turni meno gravosi.

RIPOSO CON RIPRESA SERVIZIO IN FASCIA 0-5: deve essere trattato in modo omogeneo, sia se fruito in residenza che in fuori residenza.

LOGISTICA: il recupero deve essere effettivo. Deve essere controllata e garantita la qualità dei servizi erogati dai vari Ferrotel, Mense, Locali convenzionati etc. . Una collocazione non idonea, un pasto di scarsa qualità possono compromettere la lucidità e la serenità del lavoratore, in particolare se chiamato ad operare da solo.

TEMPI ACCESSORI: i tempi accessori vanno contestualizzati all’attuazione dei turni ad Agente Solo. Particolare attenzione deve essere posta per gli spostamenti da e per dormitori e mense. Ben sapendo che ogni situazione presenta proprie particolarità, della questione deve essere investito il tavolo di trattativa turni, che deve essere pienamente collocato a livello territoriale.

LAVORO USURANTE: anche per il solo fatto di essere costretto a lunghe ore di solitudine, il lavoratore chiamato ad operare come Agente Solo è sottoposto a pressione, stress e rischio. Oltre a prevedere una collocazione, nella fase finale della vita lavorativa, in mansioni più leggere, è opportuno che sia prevista la possibilità di uscita anticipata dal ciclo produttiva. Questo tema deve essere riportato nei tavoli competenti, anche al di là della discussione sul CCNL.

Richiediamo inoltre venga approfondita la discussione sulle medie orarie settimanali e tempi dei riposi fuori residenza, il soccorso, le esigenze fisiologiche e la retribuzione.

L’obbiettivo di questo documento è quello di contribuire all’allargamento della discussione fra i lavoratori, in vista di una verifica regionale capace di portare elementi condivisi alla delegazione nazionale, nella quale auspichiamo sia rappresentato questo percorso.

I lavoratori che intendano contribuire all’elaborazione, sono invitati a contattare gli attivisti della Filt-CGIL, oppure a intervenire nell’apposita sezione del blog della struttura di Livorno, all’indirizzo http://www.filt-livornocgil.it .

L’assemblea dà mandato di inoltrare il presente documento alle strutture Regionali e Nazionali.